Balanda
essere ospite
In molti dei luoghi in cui ho vissuto o viaggiato esiste una parola – diversa a seconda della latitudine – per descrivere l’altro, il diverso dalle popolazioni autoctone. Come la parola “barbaro” - dal gr. bárbaros ‘balbettante’, nel senso di ‘straniero’.
Sono stata muzungu in Kenya. Qui, nel Northern Territory, sono una balanda.
Da balanda vi scrivo. E da balanda vivo su questa terra che mi ospita.
Provo a farlo in modo consapevole, cercando – nel mio piccolo – di ascoltare, osservare, domandare, per apprendere con sguardo rispettoso la storia di queste popolazioni e di questo luogo.
Come ormai sapete, da alcuni mesi vivo e lavoro nel Kakadu National Park, nel Northern Territory australiano. Una terra straordinaria, non solo dal punto di vista naturale, ma soprattutto per chi la abita da migliaia di anni: i Bininj/Mungguy, popoli aborigeni del nord.
Così, approfittando della possibilità di condividere il quotidiano con amici e colleghi che sono Traditional Owners, vorrei iniziare una serie di newsletter dedicate ad alcuni aspetti di questa cultura. Troverete in queste righe non solo quello che ho letto nei libri, ma soprattutto quello che mi è stato raccontato, che ho visto e che continuo a imparare, in punta di piedi.
Un quinto della storia dell’umanità
Le popolazioni aborigene australiane appartengono a due gruppi: gli aborigeni del Mainland e gli aborigeni di Torres Strait Islands. Ci sono evidenze della presenza dei primi con reperti che risalgono a 65.000 anni fa, proprio nell’area dove io mi trovo, mentre quelle dei Torres Islander risalgono a 20.000 anni fa.
Gli aborigeni australiani fanno parte, come tutti noi, della grande migrazione umana iniziata circa 70.000 anni fa, quando Homo sapiens cominciò a lasciare l’Africa per esplorare il mondo.
Si tratta del grande movimento chiamato Out of Africa, in cui questi primi gruppi attraversarono il Medio Oriente, l’India, e poi l’Asia sud-orientale, giungendo in quella che oggi chiamiamo Indonesia, che all’epoca era collegata in parte da ponti di terra o da brevi tratti di mare (durante le glaciazioni il livello del mare era molto più basso).
Circa 65.000 anni fa raggiunsero l’antico continente chiamato Sahul, che comprendeva l’Australia, la Tasmania e la Nuova Guinea (all’epoca uniti). Questo fa degli aborigeni australiani i primi esploratori marittimi della storia.
Quando, circa 10.000–12.000 anni fa, l’ultima era glaciale finì, l’innalzamento dei mari separò definitivamente le tre parti di Sahul. L’intero continente australiano si ritrovò circondato dal mare. Sahul si spezzò: la Tasmania si separò, la Nuova Guinea pure, e l’Australia divenne un’isola-continente isolata.
Questo isolamento ha fatto sì che le popolazioni aborigene australiane si sviluppassero in modo indipendente per almeno 50.000 anni, restando in questo continente e distaccandosi presto dal resto delle altre migrazioni, mantenendo tradizioni, lingue e conoscenze tramandate oralmente senza interruzioni, cosa rarissima nel mondo.
Molte civiltà antiche (come gli Egizi, i Sumeri o i Maya) non esistono più come culture viventi, ma sono studiate attraverso rovine e testi. Non esiste al mondo un'altra cultura vivente che abbia abitato continuativamente lo stesso territorio per un periodo così lungo.
In termini di tempo, la loro presenza su questa terra rappresenta un quinto dell’intera storia umana. Un tesoro incommensurabile.
I primi contatti con l’esterno
Il primo contatto al di fuori del continente avvenne con i Macassans – pescatori provenienti da Sulawesi (Indonesia) – che intrattennero scambi pacifici con le popolazioni aborigene del nord. Cercavano bêche-de-mer (cetrioli di mare), prelibatezze per il mercato cinese ma nei loro viaggi portarono anche parole, strumenti, abiti e tecniche.
Furono scambi pacifici e regolari.
Nel 1600, i primi europei a vedere l’Australia furono gli olandesi. Anche se non colonizzarono, esplorarono varie coste.
La parola balanda deriva proprio da “Hollander”, il termine per indicare un olandese.
I Macassans appresero questo termine dagli europei e lo trasmisero ai popoli locali, che lo adattarono nelle loro lingue, mantenendo il significato di "straniero bianco" o "europeo".
Nel 1788 gli inglesi fondano la prima colonia a Sydney e da qui in poi il resto è una storia di soprusi, di famiglie spezzate e di un continente intero sotto il giogo europeo. Arriverà il momento di parlare anche di questo, percorrendo insieme le tappe della storia recente del continente australiano. Mi sembra però riduttivo iniziare da lì e ignorare 50.000 anni di sviluppo indipendente di questa cultura.
Dopo questa prima introduzione sul contesto storico le prossime newsletter saranno su diversi aspetti culturali: spiritualità, natura, il sistema di relazioni sociali, musica, lingua e tanto altro…
Balanda, muzungu, straniero.
Ospite, ecco quello che sono. Essere balanda per me è un invito a stare con consapevolezza. Condividere tutto ciò con voi sarà il mio regalo per tutto quello che sto ricevendo da questo posto.
Abbiatene cura,
Irene.
P.s. Questo diario sarà sempre accompagnato dalle parole di altri, perché alla fine sono questo: un’accozzaglia di libri letti, suoni ascoltati, film visti, foto scattate e osservate, viaggi, trash e meme scadenti. Prendeteli come una lista non richiesta di consigli i cui titoli troverete alla fine:
un libro 📚 L’etica del viandante - Umberto Galimberti. Sulla necessità di essere viandanti su questa Terra.
un album🎵 Tribal voice - Yothu Yindi. Gruppo aborigeno Yolngu, il suono del didgeridoo vi teletrasporterà fino a queste latitudini.
una fotografia 📷 Wayne Quilliam, fotografo aborigeno tra i più affermati in Asutralia
un film 🎞️ 10 canoe - Rolf De Heer. Ambientato nel Territorio del Nord (Arnhem Land), la storia di un guerriero aborigeno e dell’importanza della trasmissione orale del sapere.




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